Domanda
Gentilissima Dottoressa,
Le scrivo per avere un Suo consiglio su come comportarmi con mia figlia di 2 anni.
Verso al fine di aprile accompagnerò mia figlia più grande a Roma per un pellegrinaggio e sarò dunque assente per tre giorni.
Vorrei sapere cosa dirle e soprattutto come spiegarle che la mamma tornerà. Durante la mia assenza sarà mio marito ad occuparsi della bambina (che è molto presente e si occupa di lei spesso dato che io lavoro in proprio nel mio hotel!), insieme alle nonne e a mia sorella.
In questi giorni sono un po combattuta: ho letto qualche suo articolo dove scrive delle assenze della mamma per lavoro e non necessariamente creano traumi ai bambini se gestite in modo corretto.
Le chiedo cortesemente di darmi qualche indicazione su come gestire la situazione nel miglior modo possibile sia per me che per la piccola.
La ringrazio e la saluto cordialmente.
Silvia
Risposta
Cara Silvia,
le rispondo velocemente consapevole che la data della partenza si sta avvicinando e probabilmente le sue riflessioni su cosa fare si saranno moltiplicate.
Decidere di partire e allontanarsi per qualche giorno dalla sua bimba più piccola ha sicuramente innescato una serie di riflessioni e preoccupazioni che è bene guardare con attenzione.
Intanto la prima cosa che volevo sottolineare è il motivo di questo viaggio: un pellegrinaggio, a Roma, con la sua figlia maggiore. Lo sottolineo perché si tratta di un’esperienza bella e preziosa per lei e la sua grande, un momento speciale di condivisione, tra voi due e il vostro gruppo religioso.
Non mi scrive che età ha la maggiore ma posso immaginare sua figlia sia nella fase della preadolescenza, un’età importante e delicata.
Questo viaggio sarà un’esperienza speciale: religiosa, di gruppo ma anche che riguarda il vostro rapporto mamma e figlia. Un momento solo vostro che, per una volta, può non prevedere il resto della famiglia e soprattutto la piccola, che in questi 2 anni di vita sarà sicuramente stata impegnativa per tutti.
Provi a pensare che tipo di valore questo viaggio potrà rivestire per la grande e anche per se stessa come madre di due figlie che vivono due fasi di crescita molto differenti e distanti. Essere mamma di più figli implica necessariamente prendersi cura di entrambi, certo in modo diverso: i bisogni della piccola sono chiari ed evidenti ma ci sono anche quelli della maggiore che sono differenti e forse meno visibili, ma che rimangono altrettanto importanti.
Faccio partire le mie riflessioni proprio dal motivo perché in questo caso si tratta non di un obbligo derivante da lavoro ma da una scelta voluta, in questi casi non esiste una risposta univoca e obbligatoria, scatta semmai in automatico l’ambivalenza: vado per stare con la maggiore e lascio a casa la piccola? E se la piccola non ce la fa? E se si trovano in difficoltà su come gestirla? E se non vado la maggiore come la prenderà?
Potrei andare avanti con mille domande con in sottofondo vari sensi di colpa, sono certa siano quelle che affollano la sua mente e quella di tutti i genitori che si trovano a dover scegliere le azioni giuste da compiere per sé e per i propri figli. D’altronde queste scelte spettano sempre ai genitori in quanto adulti, è una fatica cognitiva che la nostra mente è in grado di compiere.
Questi pensieri dissonanti e spesso sgradevoli sono utili a farci arrivare alla scelta più corretta per noi, la situazione che stiamo vivendo, il sistema in cui siamo inseriti. Dato che far quadrare tutto non è semplice arriva questa sensazione di voglio e non voglio contemporaneo che a un certo punto è bene abbandonare a favore di una scelta, sensata, pensata, consapevole.
Solo una volta presa questa decisione possiamo andare avanti e focalizzarci sulle migliori strategie da adottare, che spesso sono la parte più facile da pensare e mettere in pratica.
In questo caso specifico è ancora più semplice perché il motivo della lontananza (per quanto difficile da gestire) è estremamente positivo, in altre parole sono evidenti i guadagni di questa distanza: un’esperienza religiosa condivisa tra mamma, figlia, gruppo di catechesi. Un momento di pausa (e magari riposo) da un lavoro che prevede ritmi intensi e la cura degli altri. Una splendida città da visitare. Tutte cose belle.
Per quanto piccoli i bambini possono capire che la mamma va a fare una cosa importante e -anche se con fatica- cominciano a gestire la frustrazione che la lontananza comunque comporta. Se la nostra intenzione è chiara possiamo trovare il linguaggio più adatto per i bambini: forse non capiranno tutti i concetti, certamente sentiranno quello che c’è dietro la nostra scelta, grazie all’empatia o -come dicono i neuroscienziati- ai nostri neuroni a specchio. È molto importante che tutte le persone che si prenderanno cura della bambina in sua assenza adottino la medesima versione di modo che ci sia un’unica versione coerente e positiva.
Solitamente si pensa che in questi momenti di distanza possa essere positivo per il bambino parlare al telefono con la persona momentaneamente lontana, in realtà spesso a due anni i bambini faticano a comprendere come funziona la comunicazione telefonica. Sentire la voce della mamma e non poterla toccare dal vivo è un’emozione molto forte per il bambino che spesso si mette a piangere perché non sa come gestirla. Anche su questo è bene che tutti gli adulti siano in accordo per evitare a chi è lontano di sentirsi impotente e a chi è vicino di recuperare una situazione emotivamente negativa.
Considerata l’eccezionalità di questa situazione potrebbe essere utile presentare questa lontananza dalla mamma come una specie di vacanza in cui la bambina potrà fare esperienze differenti da quelle solite, delle avventure che di solito non sono permesse e che potranno essere anche ricordate nella loro accezione positiva. Il trucco è partire da quello che piace alla bambina e poi pensare a cosa possono fare gli adulti vicino a lei (che da quel che scrive sono tanti e competenti), meglio ancora se è qualcosa che la mamma non fa mai. Ci sono cose che si fanno sempre con la mamma ma altre che si possono fare solo con altre persone perché alla mamma. non piacciono o non le sa fare, in questo modo insegniamo ai bambini quanto è preziosa la diversità e l’altro. E magari alla fine di questa vacanza organizzate un momento speciale in cui raccontarvi come famiglia le reciproche esperienze e magari scambiarvi un regalo simbolico, per tornare vicine anche fisicamente con tante coccole.
Come le anticipavo le strategie non sono difficili, quelle che le ho scritto sono solo alcune ma sicuramente molte altre possono essere trovate o inventate. L’importante è tenere in mente il nostro obiettivo educativo e personalizzarle sullo specifico bambino.
La parte più difficile probabilmente non sarà quella che riguarda la gestione di sua figlia, ma la sua.
La parte più difficile è quella della scelta, dove sono concentrate le nostre paure, i nostri sensi di colpa e la sensazione di non meritare del tempo solo per divertirci.
Eppure è bene ricordarci che è proprio in quel tempo lontano e diverso che possiamo ricaricarci e tornare arricchiti e rigenerati. Solo se lo sperimentiamo sulla nostra pelle possiamo insegnare ai nostri figli come fanno gli adulti a prendersi del tempo per prendersi cura di sé e poi prendersi cura di loro.
Perché non sono solo i figli a crescere, ma devono crescere anche i genitori.
Un abbraccio e buon viaggio.
Gloria Bevilacqua – Psicologa e psicoterapeuta
Gentilissima Dottoressa,
grazie per la celere risposta.Sicuramente prenderò in considerazione i suoi “consigli”!!!
La ringrazio molto anche per le cose estremamente positive che mi ha scritto………partirò proprio serena e tranquilla.Anzi mi porterò in viaggio la stampa della Sua risposta così se ho un momento di “difficoltà” sono sicura che leggendola mi darà coraggio!
Se non Le dispiace, Le farò sapere al mio ritorno come è andata anche per essere di aiuto ad altre mamme che potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione.
La saluto caramente e La ricorderò quando saremo in preghiera dal nostro Santo Padre !!!!!!!!!
Grazie infinite
Silva