Quando ho iniziato a correre non sapevo nemmeno cosa significasse “correre”. Non sapevo che dietro e dentro ci fosse tutto un mondo di dedizione, di costanza, di passione. Non conoscevo nessun runner. Poi twitter mi ha aperto a contatti, conoscenze, condivisioni. Correre è diventato un po’ social.
E poi, quei legami speciali, con persone che hai visto una sola volta, quelle che quando ti leggono un po’ giù, stanno lì e tu lo sai. E stanno lì anche e soprattutto quandoti vedono “su”. Perché condividere la felicità è molto più complesso che condividere il dolore.
Matteo ieri ha dato il suo primo Ironman: mentre lui nuotava, pedalava e correva (per complessive 11 ore), io pensavo alla tenacia.
Ciascuno ha il suo Ironman da vincere e soprattutto da preparare.
Perché io credo che l’Ironman non sia la gara in sè. Ma tutto quello che c’è dietro e dentro e intorno.
Quindi anche Annalisa (la moglie di Matteo, che nemmeno mi conosce), lasciatemelo dire, ieri ha vinto la sua sfida. Perchè non dev’essere facile stare accanto a un uomo che sta preparando una gara del genere. Significa mettersi accanto, nè davanti nè dietro. Accanto, perché solo stando accanto si riesce a dare il giusto sostegno: fatto di silenzi quando servono e di parole quando mancano.
È una tenacia nobile, quella di chi riesce ad accompagnare in questo modo.
La tenacia è la durata nel tempo, quella che serve a vivere. E anche a morire. Quella che distingue chi lotta da chi molla.
Ciascuno ha il suo Ironman da preparare.
Fatto di piccole cose, come incastarare tutti gli impegni di lavoro diurno, lavoro notturno, casa, famiglia, scuole, compiti, sport, riunioni per dedicarsi mezzoretta di corsa. Fatto di grandi passi interiori, come elaborare un lutto, un tradimento, affrontare una malattia di un famigliare, sostenere un’amica, riallacciare o allentare rapporti.
Ciascuno ha il suo Ironman da vincere.
Decidere, ad esempio, di non voler morire senza combattere.
Perchè quello che fa la differenza non è essere sconfitti ma lasciarsi sconfiggere senza aver lottato.
La tenacia non è il contrario della fragilità.
Essere tenaci è anche un po’ saper sognare e volere continuare a farlo. A costo di apparire, a chi non sa farlo, un po’ ottusi, testardi ed egoisti.
La tenacia è avere uno scopo e desiderare di raggiungerlo. No, non è una banalità: scopo+desiderio. Se tutti vivessimo in questo modo, quanta consapevolezza potremmo seminare e far crescere anche nei nostri figli!
È anche umiltà, quella di mostrare a tutti le priorità della propria vita. È denudarsi, anche socialmente.
Ciascuno ha il suo Ironman.
Da attraversare a bracciate, strappando a morsi un po’ d’aria; da pedalare, con la testa che serve per spingere; da correre, con le gambe indurite e i pensieri interrotti.
Si chiama “forza d’animo” e serve anche per mollare, non solo per “vincere”.
Anche questo spiegherò ai miei figli: usate la vostra libertà per sostenere i desideri.
Perchè i desideri hanno bisogno di essere sostenuti (de-sidera, vale a dire “mancanza di stelle“):
cosa sono, infine, l’amore e l’amicizia se non il dono di qualcuno che ci accompagni in questa “ricerca di stelle”?
ecco….io a causa della schiena non posso correre. sig.
Michela, anche io sono operata ad una gamba e l’altra ha una lesione di secondo grado.
Se il dolore non supera il piacere, si può.
Certo, se hai ernie, meglio il nuoto eh! 😉
Chiara, io invece ho cambiato 15mila sport dagli 8 ai 14 anni. Ma mi sono scocciata ugualmente e per 23 anni non andavo a piedi nemmeno a casa dei miei che abitano a 200 m.
Poi, come una necessità di benessere. Che solo la corsa mi dà.
Per i miei figli ho scelto sport e attività che li tenessero lontani proprio da ciò di cui parli tu, da quel tifo da stadio dei genitori, che io stessa ho vissuto quando facevo pallavolo e che mi fa venire il voltastomaco…
Io nuotavo, ho cominciato da bambina per gioco e mi sono ritrovata agonista. Mentre le mie amiche si trovavano in centro il sabato pomeriggio io mi allenavo e giravo l’Italia a fare gare. Studiavo e nuotavo. Fino a 16 anni, fino a quando litigai con mio padre perchè mi mostrai ai suoi occhi senza tenacia. Fu un periodo terribile.
Da allora non ho più messo piede in una piscina per nuotare, il solo odore del cloro mi dà il voltastomaco, non faccio assolutamente nessuna attività sportiva. Il mio fisico è forte, ho una costanza esemplare, forse quegli anni di agonismo mi hanno formata e sono stati un investimento per il futuro, ma mi sono ripromessa che avrei ostacolato con ogni mezzo la pratica agonistica per i miei figli.
Soprattutto quando si parla di bambini credo sia fondamentale trasmettere loro valori come la tenacia, la costanza, il coraggio di affrontare la fatica, ma anche la serenità di poter mollare se lo desiderano. Quanti padri e quante madri hanno proiettato i loro desideri sui figli e hanno confuso la loro voglia di rivalsa con quella dei loro bambini.
Io non ho avuto la leggerezza delle giornate che passano nella noia, la possibilità di cambiare sport, in nome della tenacia e della costanza. E questi ricordi mi hanno talmente segnata, che anche un post bello come questo, mi fa tornare a quei momenti in cui mi sentivo dire in continuazione di non mollare.
non so se possiedo un ironman, piu’ tardi faro’ un sondaggio nella mia ristretta cerchia,…ma mi sono emozionata molto.. grazie..
Tutti lo abbiamo da affrontare. Grazie, Cristina
Vincere, partecipare, saper mollare, allenarsi con tenacia, riprovare nonostante il dolore nonostante tutti e tutto e poi ancora sostenere, possedere la sensibilità di affiancare senza spingere ne tirare …… quanti ironman tornano alla mia memoria avvenimenti recenti o lontani miei o di amici o familiari ma anche di mio figlio di soli 5 anni che con coraggio sta affrontando un suo piccolo grande ironman……..coraggio amore mio sono con te.
Non hai idea quante lacrime ho asciugato per queste tue parole splendide e toccanti.
Grazie Silvia. Ti mando un abbraccio.
Elena, e noi siamo con lui. Anche io. Ti bacio.
Un post che farò leggere ai miei ragazzi in classe. C’è tutto.
Andrea, che responsabilità! Sei proprio sicuro-sicuro? 🙂
Bello questo post! Complimenti. Chi ha corso (o nuotato, o pedalato…) seriamente può davvero capire ciò che intendi.
Sono venuta a trovarti! Bello il tuo blog!
Sei bella. E spargi bellezza.
L’ironman del desiderio. Della ricerca delle stelle.
Che meraviglia.
Francesca, grazie. Come stai?
Rieccoti, emozionante, vera e profonda come sempre. Conoscerti, anche solo virtualmente è davvero un dono.
Grazie.
Tu sei sempre TROPPO gentile.
Questa e’ telepatia! Proprio poco fa mi sono commossa vedendo le foto di un mio amico cieco che ha fatto una maratona con il suo cane guida aiutato da alcuni amici. Ho pensato alla sua forza di volontà alla sua energia che è’ contagiosa come la sua risata. Poi vengo qui e leggo questo bellissimo post.
Ogni volta che scrivi penso a come sia poetico leggerti. Ognuno ha il suo Iroman, che sia un sogno, una sfida, un compito, un desiderio. Cercherò di insegnare anche io la ricerca delle stelle nelle cose piccole.
Grazie.
Raffaella
Grazie Raffaella, davvero.
La maratona con il cane guida: brividi.
Per me è stato difficile ricominciare. Per me è stato difficile perchè da mamma ho anche lottato contro il senso di colpa fortissimo nei confronti dei miei figli. Mi sembrava di abbandonarli per dedicarmi al mio crossfit. Ora trovo il tempo e lo spazio nella mia vita. Ora corro e mi alleno.
Ora sto meglio.
Ho anch’io il mio personale ironman.
Bellissimo questo post!
Voce del verbo: studiare il crossfit. 😀 Cos’è?