Siamo in una fase di passaggio da brividi. A 11 anni un “bambino” è un ossimoro.
Lo osservo e provo un misto di orgoglio e malinconia. Sta diventando grande. Fa ragionamenti a tratti adulti, soprattutto quando si parla della mia vita e a tratti ancora infantili. Ci sono giorni in cui ti ritrovi a dover rispondere a domande faticose e scomode e giorni in cui ancora ti trovi a sistemargli il vestito di carnevale.
Momenti in cui “sai qual è il colpo per un pizzaiolo?” e momenti in cui
– mamma, guardi con me il video di Guerriero di Mengoni? Ti prego, c’è qualcosa di bello lì dentro.
– Mengoni?
– Sì, Mengoni, cerca “Guerriero”.
Poi ti osserva, per tutto il video. Lui guarda il tuo viso, le tue espressioni, nei passaggi in cui lui si è riconosciuto scruta se anche tu riesci a ritrovare un pezzettino di te e di voi.
– Mamma, ma ti sei commossa?
– Sì. Grazie. Non me l’aspettavo un video così. Ci sono tante cose qui dentro vero Matteo?
– Grazie a te mamma perché mi capisci.
Io non mi sento molto pronta a fare la mamma di un preadolescente, però, come sempre, mi rendo conto che sono loro a prendere per mano noi e a spiegarci la vita. Basta ascoltarli.
Ecco cosa sto facendo in questi mesi, in maniera molto capillare: ascoltare e osservare. Ascoltare anche e soprattutto le sue domande mute. Che sono tante. E le cogli se non ti distrai. Le cogli da un sospiro, da un piccolo tic, le cogli da un invito “mamma, andiamo al bar io e te?”.
La sensazione, davanti allo spuntare dei primi peletti sotto le ascelle e di tutto quello che ne consegue, è di dover camminare sulle uova. Una parola in più è troppa. Meglio qualche silenzio riempito dagli sguardi, o da una carezza. Perché ancora le cerca, le vuole, mi abbraccia. Poi ogni tanto è nervoso, lui così lineare di carattere, e non sa spiegare il perché nemmeno a se stesso.
E allora si isola, cominciano a chiudersi le porte. E tu rimani fuori. Dietro quella porta c’è un mondo nuovo. Che è solo suo. E tu capisci che ti devi spostare, devi toglierti da davanti e metterti accanto o forse anche dietro. Perché se ti metti dietro riesci a osservare i suoi passi, le sue cadute, i suoi movimenti senza essere per lui ingombrante.
Lui con me parla, di tutto. E vuole consigli. Non è facile dare consigli a un maschio. Perché io ragiono affettivamente da donna. Devo pensare molto prima di rispondergli. È strano come faccia più fatica a mettermi nei suoi panni piuttosto che nei panni della “lei” di cui mi sta parlando.
Mi rendo conto che l’educazione affettiva è imprescindibile. Io non ho anticipato i tempi di nulla perché ho sempre pensato che quando sarebbe arrivato il momento per loro di fare un determinato tipo di domande, le avrebbero fatte. Invece non è sempre vero. Perché mi accorgo che hanno già molte risposte a domande che a me non hanno mai fatto. Le hanno fatte altrove? Non credo. Hanno semplicemente assorbito discorsi e racconti di altri ed elaborato ragionamenti che però hanno bisogno di sostegno.
E così ti trovi a dover rispondere a domande del tipo “mamma, che differenza c’è tra fare sesso e fare l’amore?” “come fanno gli uomini ad andare con quelle che si fanno pagare?”. E lo devi fare senza imbarazzi, con naturalezza, calma, linguaggio adeguato e con un bel sorriso. Perché stai innaffiando i primi semi dell’uomo che sarà. Sono semi delicati. E l’innaffiatoio deve essere stracolmo di valori. Rispetto. Coraggio. Onestà. Responsabilità. Amore per se stessi.
Amore per se stessi. Già. Questo si interseca anche con i cambiamenti fisici che sta attraversando. Lo vedo, si guarda, si specchia, si osserva. Si piace e non si piace. E lì dove non si piace è molto difficile sostenere le sue osservazioni. Perché da mamma ti verrebbe solo da dirgli “sei bello come il sole, cosa stai dicendo?”.
Invece no. Invece le sue perplessità non vanno liquidate, vanno accolte, comprese e rielaborate assieme a lui. È un lavoro impegnativo perché consiste nel mostrargli l’altro lato, senza mai banalizzare nulla di quello che ti sta dicendo.
La preadolescenza è una fase che per certi versi ricorda quella dei 12 mesi quando, cominciando a camminare, sperimentano e costruiscono nuove autonomie, ben sapendo che in qualsiasi momento possono tornare dalla mamma a fare “un pieno di coccole” per poi ripartire in esplorazione. Così a 11 anni l’alternanza tra allontanamenti e avvicinamenti è quotidiana.
Ma il lavoro è anche e soprattutto nostro. Siamo noi che dobbiamo lavorare su noi stesi affinché loro si sentano tranquilli nell’andare e siano certi di poter tornare.
Il mio “grande” ha solo 8 anni, ma a leggere il tuo posto mi si sono riepiti gli occhi di lacrime…lacrime di mamma.
Grazie!
Il mio di anni ne ha ancora cinque appena compiuti, ma lui è un preadolescente nell’anima: non ama le coccole, o per lo meno si lascia coccolare solo quando dice lui, si arrabbia e si isola quando è arrabbiato con gli altri (un paio di volte ha già detto:”basta, me ne vado!” E poi da piccolino quale è ha aggiunto:”cambio famiglia!”). Quindi non oso immaginare cosa accadrà intorno agli undici anni. Io sto già imparando a restargli accanto senza esserlo fisicamente, a mordermi le labbra quando vorrei dargli delle risposte. Però è vero il nostro annaffiatoio per questi semini deve essere colmo sempre di tanti, tanti valori.
Splendido post Silvia! Come sai per mia figlia l’adolescenza è lontana ma mi viene voglia di stamparmelo e tenerlo da parte. Grazie 🙂
Racconto magistrale, grazie. Anche io sono madre in piena “preadolescenza”….. i sentimenti, gli atteggiamenti che rivelano l’ometto che diventerà alternati ai momenti infantili…. è un’esperienza meravigliosa.
Penso che anche per le madri sia un passaggio della vita che ci rende più… umane, ci impone più ascolto, e a volte più pazienza.
Ancora grazie!
Lucia
Come sempre dai tuoi post traspare tutta la delicatezza e la sensibilità di cui sei capace…molto bello quello che hai scritto, così carico di emozioni e sentimento!!!
Mia figlia più grande ha ora dodici anni e mezzo, io ho sempre pensato di essere una persona capace di cogliere le sfumature, gli umori, le emozioni e di essere sufficientemente garbata e rispettosa del sentire altrui…eppure adesso, con mia figlia, mi sono rivelata un disastro, sono molto spaventata (la questione è lunga e complessa) e la paura mi paralizza, mi rende ottusa…voglio recuperare lucidità e riuscire ad ascoltare ed a capire maggiormente il suo meraviglioso cuore, così complesso e delicato…
Mi hai fatta emozionare… 🙂 grazie.
Bellissimo post..
A me manca ancora qualche anno e sperimenterò per la prima volta con una femmina, chissà come sarà.
Qualche giorno fa ho visto mio nipote di 13 anni che sta cambiando voce, sta cambiando fisicamente, ha i primi baffetti. E’ sempre stato impacciato e timido, ora lo è ancora di più.
Gli ho detto un milione di volte che era bellissimo, perché a me questo cambiamento sembra effettivamente così e lui era felicissimo e orgoglioso.
Ho i brividi Silvia. Solo chi ha bimbi tra i 9 e i 13 anni può capire.
Che bello qualcuno che parla anche dei bambini più grandi! Raccontaci di più!
Se ragionassero tutti cosi’ il mondo sarebbe pieno di belle persone.
Un pezzo incantevole.
Che bello questo post… e che paura anche. Noi qui siamo alla prima adolescenza ancora. Spero di crescere io il giusto per poter accogliere quel meraviglioso e spaventoso ossimoro quando si manifesterà.
io lo stò provando adesso con il mio dodicenne……
cresce e noi rimaniamo dietro quelle porte che si chiudono….guardiamo con loro cose che non penseremmo mai essere di loro interesse e .. rispondiamo dopo aver contato fino a 1000 a domande difficili.
si specchiano e si rispecchiano e il gel è il suo migliore alleato, un giorno ti si appicciacano addosso coem cozze e il giorno dopo neanche ti salutano.
per me è difficile e avolte mi sento inadeguata come te ma …ringrazio Dio che per ora mi parla di ogni cosa , delle cotte delel antipatie delleprese ingiro edi comepoter fare in certe situazioni….
sei in buona compagnia
veronica